Archivio degli articoli pubblicati su "LatinaCorriere.it" nella rubrica di Economia....
Ivan Simeone
"Che la tua vita non sia una vita sterile. Sii utile. Lascia traccia..."
lunedì 13 luglio 2026
lunedì 14 luglio 2025
COMUNICAZIONE
Molti articoli, riflessioni e approfondimenti a mia firma, si possono trovare sui quotidiani on line "Latinacorriere.it" e "Diario Pontino" - anche Canale YouTube, dove collaboro da qualche tempo.
Per comunicazioni potete contattarmi al numero 331.8659785 o inviare mail a: i.simeone@virgilio.it
Ivan Simeone
martedì 4 febbraio 2025
Apologia del gelato artigianale...
ECONOMIA
Apologia del
gelato artigianale! Un “business del palato” da sostenere. Premiate Aprilia e
Formia.
(articolo pubblicato su Latinacorriere.it)
di Ivan Simeone
i.simeone@virgilio.it
“Gelato &
Turismo” è certamente un binomio vincente, ancor più lo può essere nella
nostra provincia pontina che dovrebbe riscoprire e rafforzare la propria
vocazione turistica.
Sul nostro territorio le
eccellenze certamente non mancano. Non poche sono le attività di
somministrazione che fanno dell’artigianato un vero vanto.
Nell’ambito del Sigep
di Rimini, il Salone Internazionale della Gelateria,
Pasticceria, Panificazione Artigianale e Caffè alla Fiera di Rimini, Gambero
Rosso ha premiato le 72 migliori gelaterie nazionali e la prima classificata è
la gelateria Tonka di Aprilia mentre
la seconda premiata è la “Gretel Factory” di Formia. Certamente una
bella soddisfazione per le nostre realtà produttive locali.
La “cultura” gastronomica artigianale del nostro territorio pontino, necessita di una maggiore attenzione e promozione locale, valorizzando le eccellenze e sostenendo una vera politica di promozione turistica del territorio, anche nell’area del centro nord della provincia di Latina che, pur essendo ricco di attività produttive sia strutturate che micro attività di prossimità, non è valorizzato come si dovrebbe.
Assoturismo Confesercenti, presente con una folta delegazione al Sigep di Rimini, analizzando i dati 2024, ha evidenziato come “Nel 2024 circa 88 milioni di visitatori stranieri hanno consumato gelato nelle prime dieci città d’arte italiane. La spesa complessiva dei turisti provenienti dall’estero in gelato artigianale italiano ammonta in totale a 1 miliardo di euro.”
“Il gelato artigianale è percepito dai visitatori stranieri come una
tipicità ed un’eccellenza della gastronomia italiana, sinonimo di qualità,
creatività e autenticità. Autentico motore per la scoperta delle tipicità di
ogni parte d’Italia, (…) il gelato trova sempre più spazio negli itinerari e
nei tour. Come testimoniano i numeri, è un’esperienza irrinunciabile per chi
visita l’Italia”, le parole di Vittorio
Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti.
Ma vediamo qualche numero.
Secondo i dati Istat, nel 2023 la spesa media delle famiglie italiane per il gelato è stata di circa 1703 milioni di euro. Nel Lazio è stata di circa 167 milioni di euro. Nel 2023 in Italia vi erano ben 9.235 “Laboratori” artigianali, mentre nel Lazio si contavano circa 963 gelaterie pari ad un 10,4% del totale nazionale e circa (dati Confartigianato) 430 laboratori.
Ovviamente non
è cosa semplice distinguere con precisione la gelateria artigianale con la
pasticceria, avendo un unico codice ATECO e quasi sempre essendo due realtà che
molto spesso vanno ad intersecarsi commercialmente tra di loro, quindi i dati e
le percentuali possono oscillare e devono –a mio avviso- essere considerati
indicativi e generali. Come essenziale è la differenza tra i “Laboratori” che
producono ma non vendono al pubblico e, di contro, le gelaterie e le
pasticcerie che producono e vendono.
Interessante,
anche se datato 2022, lo studio analitico sul comparto del gelato artigianale
della CGIA di Mestre.
Nella provincia pontina il consumo del gelato artigianale è in costante aumento; negli ultimi cinque anni è aumentato del 15%. Il 70% delle gelaterie locali adotta solo ingredienti biologici e a km 0 e molte elaborazioni innovative avvengono grazie a prodotti locali con un aumento del 20% nella produzione di gusti che possiamo definire “sperimentali”
Nella sola città di Latina, si contano tra le 40 e le 50 gelaterie, di cui una ventina “artigianali”. Quest’ultime si distinguono sia per i processi di lavorazione ma anche e soprattutto per la qualità dei prodotti utilizzati.
Il Presidente nazionale di Assoturismo Confesercenti, Vittorio Messina, ha ultimamente evidenziato come “turismo e gelato artigianale rappresentano una vera ricetta vincente, due mondi che si alimentano a vicenda se pensiamo che un cliente su due delle gelaterie delle città d’arte italiane è un turista. Il gelato incrocia storia, arte e cultura, ed è un’esperienza turistica che ben rappresenta l’attuale ricerca di sostenibilità e autenticità di chi viaggia. Il settore, e l’enogastronomia in generale, è tra i principali driver dell’immagine italiana a livello mondiale, un gancio per rafforzare la reputazione positiva del brand Italia e fare del Belpaese una delle mete preferite dei viaggiatori di ogni parte del mondo”.
Ora bisogna accendere i riflettori sulla nostra provincia di Latina affinché tutto il comparto della gastronomia artigianale di qualità, venga rivalutato non a parole ma nella realtà produttiva del quotidiano. Gastronomia locale, gelato artigianale e dinamiche di promozione turistica sono un tutt’uno e devono essere maggiormente considerate.
Abbiamo una grande potenzialità che non
è espressa, particolarmente nell’area del nord della provincia pontina e
questo, a mio avviso, non può più essere accettato.
Concludo con questa “dolce” riflessione, a firma dell’attore Keegan Allen: “Quando tutti ti hanno deluso… hai ancora il gelato”. Possibilmente al cioccolato, aggiungo.
(In fotografia un gelato di “Ice & Cream and Cake” di Latina)
mercoledì 22 gennaio 2025
Fondo perduto per imprese e attività artigiane / commerciali 2025
Bandi e Contributi
Nuovi contributi per attività tra “Valore Artigiano”, HORECA e Digitalizzazione.
Al via le nuove opportunità per diversi
settori produttivi grazie alla Regione Lazio
e alla Camera di Commercio di
Frosinone-Latina.
I settori interessati spaziano dalle
attività iscritte all’artigianato a quelle della somministrazione, investimenti
per la digitalizzazione ed il risparmio energetico. Opportunità che possono
certamente essere colte anche se necessita approfondire molto bene i bandi e i
processi per accedere ai benefici, tenendo presente che si tratta di bandi cui
bisogna partecipare.
Partiamo con “Valore Artigiano” della Regione Lazio (www.lazioinnova.it), finanziamento a fondo
perduto per attività di sviluppo dell’artigianato e per la valorizzazione
dell’artigianato artistico. Il Bando -che
si apre il prossimo 20 febbraio- prevede due linee di contributi, uno per
l’artigianato artistico e tradizionale e il secondo per investimenti in
innovazione e ammodernamento degli impianti e dei siti produttivi esistenti,
anche finalizzati alla transizione digitale e ambientale. Finanziabili
investimenti in macchinari, attrezzatture, impianti, tecnologie digitali e
impianti fotovoltaici comprese spese per investimenti in opere murarie e
impiantistica civile. Ovviamente vi sono limiti e percentuali da verificare.
Ogni progetto deve avere un valore minimo di 5 mila euro.
Sempre la Regione Lazio ha varato il “Voucher Digitalizzazione PMI” che si
chiude il 14 febbraio 2025, dove si finanzia l’acquisto di
tecnologie digitali e servizi per diagnosi digitale, Digital Workplace e
sistemi Digital Commerce & Engagement, Cloud Computing e Cyber Security. Certamente
non sono progetti semplici da redigere e presentare e, in particolare i Voucher
Digitalizzazione PMI” è orientato maggiormente alle imprese più strutturate e
si spera che quanto prima venga predisposta una “misura” per le Attività più
piccole.
La Camera di Commercio di
Frosinone-Latina, per tramite dell’Agenzia Speciale “Informare” (www.informare.camcom.it ) ha varato
invece due bandi relativi al sostegno delle Attività HORECA (somministrazione) ovvero destinati ad attività
della ristorazione, gelaterie e pasticcerie e bar; realtà commerciali che
necessitano di un maggiore sostegno.
Il Bando scade il 31 marzo 2025 e prevede contributi a fondo perduto finalizzato a
migliorare le attività rivolte all’accoglienza, alla qualificazione digitale
dell’attività e alla riqualificazione di laboratori e punti vendita.
Sempre la Camera di Commercio, con
scadenza il 24 marzo 2025, ha varato
un Bando che prevede un contributo a fondo perduto a sostegno di investimenti di digitalizzazione destinati
alle micro, piccole e medie imprese con sede legale o unità locali, presso la
circoscrizione territoriale di Latina e Frosinone. Gli interventi ammissibili
sono legati alla transizione digitale ed ecologica.
In
tutti questi bandi bisogna fare attenzione alla tempistica di presentazione
delle domande, poiché il rischio è che, aperto il bando, possano esaurirsi le
risorse economiche destinate.
Le principali Organizzazioni Datoriali,
con i propri consulenti ed esperti, sono sicuramente un punto di riferimento
essenziale per essere seguiti nella realizzazione del progetto da presentare in
maniera corretta e puntuale.
Per avere maggiori informazioni o
ricevere le schede dei singoli bandi, si può inviare una mail di richiesta a segreterialatina@confesercentilazio.com
giovedì 12 dicembre 2024
Nuova Cultura d'Impresa 4.0 - Forum Confesercenti Area e CCIAA a Latina
Interventi su LatinaCorriere.it, il quotidiano Latina Oggi, Diario Pontino...
venerdì 20 ottobre 2023
ECONOMIA - Giovani, formazione e imprese: qualche cosa non torna !
Giovani,
formazione e imprese: qualche cosa non torna!
In
provincia di Latina dovrebbero servire 42.620 unità lavorative
di Ivan Simeone
i.simeone@virgilio.it
Vi
è qualche cosa che è difficile da comprendere. Partiamo subito da un dato della
nostra provincia di Latina: servono
circa 42.620 unità lavorative con una difficoltà di reperimento pari al 43,1%....
possibile? Con tutti i nostri ragazzi (e adulti) che cercano lavoro? Qualche
cosa certamente non funziona. Bisogna
interrogarci sia sulla formazione professionale dei nostri ragazzi che
probabilmente –visti i risultati- non è più rapportata alla richiesta
produttiva delle nostre imprese. Vi è poi –forse- il problema dell’incrociare
la domanda di lavoro con l’offerta. Ma vi è anche qualcos’altro? I dati sono
corretti?
Se
andiamo a leggere lo studio della CGIA
di Mestre, su dati ISTAT ed Excelsior, vediamo che in maniera puntuale si
enunciano le professioni che oggi mancano alle nostre imprese. Ai primi posti
vi sono le professioni artigiane della saldatura elettrica; medici di medicina
generale; ingegneri elettronici e in telecomunicazioni; intonacatori. Questi
hanno una percentuale di difficoltà di reperimento che va dal 81,3% all’80%.
Ma
sono richiesti anche ben 2.210 Dirigenti di azienda di servizi alle imprese e
alle persone, con una percentuale di difficoltà di reperimento del 77,8% … e
così a seguire. L’elenco dei mestieri e professioni che si richiedono è lungo e
variegato.
Si parla di “paradosso” ma
la responsabilità di chi è se la formazione non è più adeguata? Di
chi è la responsabilità per la mancanza di incrocio della domanda con
l’offerta? I nostri imprenditori cosa realmente cercano? Ma ancora…i nostri
ragazzi come si pongono davanti al mondo del lavoro?
Si
parla di deficit educativo e di una mancanza di esperienze.
Chi
esce dalle scuole e istituti professionali e/o professionalizzanti, hanno poi
contezza del mondo del lavoro reale? Sono preparati e formati per inserirsi
subito nel mondo della produzione? I nostri imprenditori non sempre possono
“caricarsi” finanziariamente un lavoratore inesperto e non preparato,
soprattutto le piccole imprese e realtà commerciali.
I
dati nazionali ci dicono che in Italia mancano un milione di lavoratori che le
aziende cercano ma non trovano...possibile? Certamente bisogna ridare dignità
al “saper fare”, al lavoro manuale. Più passano gli anni e più le difficoltà
aumentano, vuoi per lo sviluppo tecnologico ma anche per un senso di
“responsabilità” che spesso viene a mancare.
Oggi,
2023, il 47,6% degli imprenditori
intervistati ha evidenziato una difficoltà di assunzione.
Nel
Lazio, sempre secondo le attuali rilevazioni, necessita maggiormente personale
non qualificato per servizi di pulizia uffici ed esercizi commerciali, commessi
delle vendite al minuto, camerieri, muratori e addetti ad affari
generali...sinceramente mi sembrano attività non altamente specializzate ed è
possibile che nella nostra regione non si trovano da assumere? Forse le
Istituzioni dovrebbero fare qualche riflessione in più. Solo
nel Lazio, complessivamente, per queste attività menzionate le previsioni di
assunzione sono per un numero di circa 141.860 “persone”. Tutte introvabili o
non qualificate? Se così fosse (ma qualche dubbio mi si palesa) bisogna
prendere atto di un fallimento delle politiche di formazione professionale del
territorio.
Sul
territorio regionale vi sono alcune realtà formative che sono una vera
eccellenza, che hanno saputo creare una interconnessione tra l’attività
didattica e le imprese che poi devono assumere; mi riferisco al centro ELIS di Roma (www.elis.org),
Educazione Lavoro Istruzione Sport, Ente no profit con un’alta valenza
professionale, educativa ed etica.
A
Latina abbiamo una importante realtà: la “Latina
Formazione Lavoro Srl”, una Agenzia
per i Servizi Formativi e per il Lavoro partecipata della Provincia di Latina. Ha diverse sedi, molti giovani utenti, un
grande Staff ma … vi è un reale link con il mondo del lavoro, dell’impresa,
dell’autoimprenditorialità? Qualche anno fa vi furono alcune concrete proposte
per dare la possibilità ai ragazzi di orientarsi all’autoimprenditorialità, con
concreti supporti, ma poi vi fu un “nulla di fatto”. È questa una importante
realtà formativa che deve essere supportata e rivalutata. È una opportunità per
molti nostri ragazzi ma vi deve essere –come fatto su Roma- una vera
interazione e sinergia con le grandi realtà produttive del territorio. Molto vi
è da fare. La Politica deve metterci del
Suo con sempre maggiore serietà, concretezza ed operatività, adeguandosi alle
richieste del mercato attuale.
giovedì 3 agosto 2023
Come aprire una nuova attività ? Il Business Plan.
Come aprire una “nuova attività”? Il Business Plan.
Articolo pubblicato su "Latina Corriere.it"
Sempre più giovani e meno giovani, cercano informazioni e chiedono aiuto per aprirsi una loro personale attività, sia questa commerciale come artigianale. Molte sono le richieste che ci giungono.
Mai come in questo periodo si percepisce molta confusione nell’ambito del lavoro. Molte imprese cercano personale specializzato senza trovarlo, molti sindacati denunciano proposte di salari non adeguati, molte amministrazioni pubbliche come grandi realtà imprenditoriali pubblicano bandi di concorso. Di contro molte persone puntano al crearsi una loro personale attività; il sogno ed il fascino del “mettersi in proprio”.
Ma come fare? Dove rivolgersi? Tutto quello che si “dice”, come quello che viene sbandierato, è poi tutto vero o accessibile?
Per chi si affaccia su questo mondo produttivo, vi è molto smarrimento. Primo problema fra tutti è quello della ricerca del credito per avviare il proprio sogno imprenditoriale, piccolo o grande che sia.
Un primo errore da non fare (e molti lo fanno!) è quello di partire proprio dalla ricerca erronea del credito. Spesso ci si sente chiedere: “Ci sono finanziamenti a fondo perduto?” “Che finanziamenti ci sono?” Sembra di stare al mercato e chiedere: mi dà un chilo di mele? Che frutta fresca oggi ci sta? Questo è l’approccio più sbagliato che vi sia.
La prima cosa da fare è comprendere quello che si vuole fare; capire realmente “cosa so fare”? Parte dalla risposta a questa semplice domanda, tutto un percorso che porta poi “ad aprire la serranda” della propria attività. Nel mondo del lavoro non ci si può improvvisare. Bisogna “Saper fare” qualche cosa e farlo anche bene.
Secondo aspetto è quello di verificare se ho le qualifiche legali (attestati, diplomi, certificazioni…) per fare quella determinata attività che desidero svolgere. Già in questi primi passaggi è opportuno farsi “accompagnare” da un professionista del settore, da una Associazione di Categoria che operi nel settore delle nuove imprese. Prima di affidarsi al consulente di turno, verificare chi si ha davanti. Basta andare in internet o sentire chi opera nel settore, per avere una qualche referenza diretta o indiretta. Bisogna cercare di affidarsi ad Associazioni di categoria conosciute e firmatarie di CCNL, professionisti iscritti ad ordini professionali o/e in possesso delle dovute certificazioni.
A questo punto, dopo un buon colloquio iniziale per capire cosa e come voler avviare il tutto e “mettere in piedi” il proprio sogno imprenditoriale, il primo passo è quello di cominciare a creare un primo piano d’impresa, il famoso “Business plan”. Questo strano oggetto del desiderio che sta diventando uno strumento essenziale per ogni operazione finanziaria. Su questo aspetto bisogna spendere due parole. Molti chiedono “a cosa serve il Business plan?” Come deve essere fatto?
Una premessa è d’obbligo. Il termine è molto vago e viene utilizzato dai diversi soggetti finanziari ed economici in modo diverso. Vi è chi identifica il BP solamente in una pianificazione finanziaria analitica (bilancio di previsione) a tre/cinque anni. Chi intende il BP un documento di analisi commerciale, oltre che finanziario e chi vede nel BP un documento che illustri l’assetto aziendale. Bisogna dire che non vi è una “regola certa e codificata” ma vi sono diverse indicazioni spesso provenienti dal mondo universitario, testi di autorevoli docenti, ricercatori ed esperti.
In verità non ho trovato una “codificazione” ufficiale e certificata, ad eccezione di una linea guida ufficiale (molto attenta e particolareggiata) ad opera dell’Ordine nazionale dei Commercialisti e Consulenti contabili, “Linea Guida al Business Plan” a cura del Gruppo di lavoro Area Finanza Aziendale; ma pariamo di BP per aziende molto strutturate o per Start up innovative. Attenzione a non confondere il concetto di “Nuova Attività” con “Start up” innovative; sono due realtà differenti.
Ma le piccole realtà?
Oggi tutte le banche, bandi per finanza agevolata, finanziarie per credito d’impresa, richiedono una valutazione non solamente sui bilanci certificati nei due/tre anni precedenti, ma si basano molto sulle proiezioni finanziarie proprie di un BP. Figuriamoci per una nuova impresa che deve essere valutata esclusivamente sul “progetto aziendale”, ovvero su un piano d’impresa che “faccia vedere” a chi deve erogare un credito, come si andrà a sviluppare quella determinata attività futura e dargli certezza del rientro del finanziamento concesso. Attenzione: a mio personale avviso, bisogna non fidarsi troppo di BP già pronti e preconfezionati. Un buon BP deve essere come una camicia artigianale, “deve calzare molto bene” sulla persona che deve poi operare. E’ un progetto aziendale fatto su misura. Il BP deve essere anche “orientato” verso lo strumento finanziario prescelto. Ogni banca, finanziaria o bando vuole che si mettano in evidenza un aspetto od un altro; quindi bisogna avere necessariamente una visione d’insieme: il mio sogno imprenditoriale con le mie qualifiche professionali (il Saper fare), le risorse finanziarie che mi servono (bilancio di previsione) e dove andarle a chiedere.
Il BP è come un biglietto da visita con cui ci si presenta. Bisogna cercare di trasmettere la propria idea imprenditoriale al meglio. Deve essere chiaro e lineare. Completo di allegati e tabelle finanziarie leggibili. Meglio se accompagnate da un bilancio di previsione pluriennale certificato da un Commercialista. Inoltre fare un buon Business plan serve anche per valutare realmente (e prenderne coscienza) tutte le cose che bisogna fare ed è un ottimo primo indicatore finanziario, una volta avviata l’attività.
In grandi linee possiamo suddividere il BP in più sezioni.
Vi è una prima parte introduttiva dove è bene spiegare da dove nasce l’idea imprenditoriale ed il perché. Chi è l’imprenditore e chi sono i soci. Una seconda parte evidenzia i criteri di redazione del BP ed i suoi principi generali. Si passa poi alla terza parte dove si comincia ad entrare nel dettaglio dell’attività/azienda da “aprire”. In questa fase bisogna cominciare ad entrare nei dettagli: tipologia societaria, locali e rispettive autorizzazioni, professionalità coinvolte, eventuali partner, chi sono i consulenti, tipologia e struttura organizzativa…solo per evidenziare alcuni aspetti salienti.
Nella quarta parte bisogna svolgere una analisi commerciale dell’attività e del prodotto/servizio da erogare, una analisi della concorrenza, situazioni ambientali, il piano marketing, analisi della richiesta e dell’offerta, strategia di vendita, ricerca di mercato. La quinta parte è molto delicata. Bisogna analizzare gli aspetti finanziari della conduzione aziendale, verificare costi e ricavi, analizzare analiticamente i costi della produzione o del servizio che si intende offrire, il tutto con una proiezione a tre anni. Qualcuno lo vuole anche a cinque.
Previsioni di vendita, proiezioni flussi di cassa, conto economico, stato patrimoniale, analisi del pareggio di bilancio, esigenza finanziaria sono i caposaldi di questa quinta parte del nostro documento di pianificazione d’impresa. Oltre all’analisi e al fornire tabelle chiare e ben leggibili, consiglio di affiancare anche una relazione ufficiale di un commercialista e di inserirla nel BP. Qui poi bisognerà fare una piccola “Analisi SWOT”
Nella fase di analisi finanziaria è bene individuare anche le possibili criticità e, nei limiti del possibile, valutare le possibili soluzioni di intervento. Bisogna cercare di pensare a tutto, perché pur pensando a tutto, poi ci chiederanno sicuramente approfondimenti e ulteriori chiarimenti. In realtà, sviscerando il proprio BP, si andrà a costruire, passo dopo passo, tutta la nostra nuova attività, approfondendo tutto ciò che ci serve ed evidenziando tutti gli aspetti, dal piano della sicurezza all’apertura della partita IVA e all’iscrizione alla CCIAA, passando alla eventuale scia per i locali e la selezione dei fornitori. Il “sogno” o l’ idea imprenditoriale, comincia a farsi realtà.
La sesta ed ultima parte è strategicamente essenziale: parliamo degli allegati. Il BP è un disegno, un sogno che noi andiamo a monetizzare ed organizzare su basi reali. Ora dobbiamo allegare tutte le “pezze di appoggio” essenziali, quali i preventivi di quello che dobbiamo acquistare (meglio se timbrati e firmati dal rivenditore), la planimetria del locale e il documento di proposta d’affitto o di acquisto, i documenti personali del titolare e soci, se la partita IVA è già aperta la visura camerale, i preventivi dei consulenti come le autorizzazioni ad esercitare quella determinata attività…..
Come potete percepire il BP è un documento articolato e non ci si può permettere di sbagliare o di farlo in maniera superficiale. Ecco perché è bene farsi accompagnare da un consulente, che ci prenda “per mano” e ci porti dal “mettere a terra” la nostra idea imprenditoriale ad aprire la nostra attività/impresa, ovviamente dopo aver fattoci prendere i dovuti finanziamenti. Al termine del nostro lavoro, in chiusura, è bene fare e riportare una valutazione complessiva del nostro progetto imprenditoriale. Il progetto potrebbe essere accompagnato da una documentazione tabellare e/o fotografica.
Questo, in grandi linee, è uno dei compiti che portiamo avanti. E’ una vera azione di “tutoraggio” concreto, reale ed operativo, cercando di coniugare il desiderio del nostro neo-imprenditore con l’accesso al credito, per poi metterlo nelle condizioni corrette per operare. Per concludere un’esortazione a fare imprese e attività commerciali solide e ben fatte. Henry Ford, imprenditore americano co-fondatore della Ford, in una delle sue frasi celebri disse: “qualità significa fare le cose bene quando nessuno ti sta guardando”. Questo è il concetto che dovrebbe ispirare tutti coloro che vogliono “fare impresa”.
Ivan Simeone / direzione@claai-assimprese.it / 339.4594498 – 331.8659785
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